1ª Newsletter
La prima newsletter di CaregIVR presenta la missione del progetto: rafforzare le competenze dei caregiver informali attraverso l’alfabetizzazione sulla salute cardiovascolare e la realtà virtuale immersiva. Include il sondaggio iniziale con i caregiver informali, le prime sessioni di promozione, i focus group, gli incontri tra partner e i prossimi passi nello sviluppo di strumenti digitali per migliorare l’assistenza ai pazienti dopo un ictus.
2ª Newsletter
La seconda newsletter di CaregIVR presenta i progressi compiuti nella progettazione di scenari di realtà virtuale immersiva a supporto dei caregiver informali. Mette in evidenza i focus group organizzati con caregiver, professionisti sanitari, docenti e studenti, che hanno permesso di individuare quattro aree chiave di sviluppo: preparare la casa per l’assistenza, comprendere la prospettiva del paziente, migliorare le competenze di cura e sostenere il benessere dei caregiver.
3ª Newsletter
La terza newsletter di CaregIVR presenta lo sviluppo di scenari di realtà virtuale immersiva pensati per aiutare i caregiver informali a comprendere meglio le sfide affrontate dalle persone in fase di recupero dopo un ictus. Evidenzia come simulazioni realistiche e ambienti domestici virtuali possano promuovere empatia, consapevolezza, accessibilità e pratiche di assistenza più sicure, presentando inoltre i progressi dell’app mobile CaregIVR e le prossime attività del progetto.
4ª Newsletter
La quarta newsletter di CaregIVR presenta la nuova fase di implementazione del progetto, con sessioni di realtà virtuale testate con caregiver informali nei Paesi partner. Evidenzia i primi feedback positivi dei partecipanti, che apprezzano l’opportunità di vivere le sfide legate all’ictus da una prospettiva diversa e di esplorare soluzioni pratiche per creare ambienti domestici più sicuri e accessibili.

Finanziato dall’Unione Europea. Tuttavia, le opinioni e i punti di vista espressi sono esclusivamente quelli degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione Europea né quelli dell’Agenzia Esecutiva Europea per la Salute e il Digitale (HaDEA). Né l’Unione Europea né l’autorità finanziatrice possono essere ritenute responsabili.




